Armi da fuoco, film e serie TV

Oggi ho finito di guardare La Casa de Papel: bellissima serie, consigliatami da un amico, merita davvero, nonostante non sia finita come speravo (e mi fermo qui per evitare spoiler).

Però… Sono abituato a come gli sceneggiatori trattano l’uso dei computer nei film. Basta premere tasti a caso sulla tastiera, sullo schermo appare una barra di progresso, e in tre secondi si entra in qualunque sistema protetto. Posso anche capire, mostrare la realtà informatica può essere noioso, dato che penetrare realmente in un sistema informatico protetto richiede molto tempo e, talvolta, abilità che vanno ben oltre le conoscenze informatiche (social engineering). Ma su un’altra mia passione ho sempre visto una marea di strafalcioni, anche se quasi mai tanti come in quest’ultima serie. Le armi da fuoco.

In un film o una serie tv ci sono i soliti errori:

  • un’arma può essere sbagliata: come i rapinatori che brandiscono tutti l’ultimo modello di fucile d’assalto automatico con tutti i ghingheri vari (ottica, illuminatore, eccetera), quando anche la mafia dei tempi d’oro, che le armi le contrabbandava a container, usava Kalashnikov di seconda mano per uccidere. Procurarsi un’arma lunga (semi)automatica occidentale recente, anche illegalmente, è molto, molto più difficile di quanto facciano credere. Parlo dell’Europa, sia chiaro, in America hanno il diritto costituzionale di costruirsele e quasi tutti i pezzi sono in libera vendita (fino a poco fa anche al supermercato). Altro esempio di armi sbagliate può essere un poliziotto con l’arma sbagliata. Come l’ispettrice con la sua Beretta cromata (chiaramente finta). Essendo nella Policia Nacional dovrebbe avere un’USP, come la Compact che si vede negli ultimi episodi, ma viene mostrata come arma personale e non di servizio (dovrebbe essere il contrario).
  • un’arma può venire chiamata in modo errato. I rapinatori usavano “M16”, dice la polizia. No. I rapinatori usavano fucili d’assalto automatici, di solito si resta sul generico, a meno che non si stia investigando sulla provenienza dell’arma. Ed il nome M16, a meno che non ne avessero rubato una cassa all’esercito USA, è sbagliato: quelli sono AR-15 automatici, al massimo cloni di M4 (visto che sono carabine e non fucili lunghi). Oppure anche sulla mitragliatrice leggera: l’hanno sempre chiamata come Browning. No, quella è una MG3 (o un’Ameli), una derivata della MG42 sviluppata dai tedeschi durante l’ultimo conflitto mondiale. Quando John Browning era morto da decenni. Non usa nemmeno un sistema sviluppato da Browning nel funzionamento.
  • armi da softair: capisco, viste le scartoffie e il costo di procurarsi fucili a salve, l’attrattiva di usare armi da softair al loro posto. Che sono abbastanza indistinguibili, se gestite bene, basta mettere il flash dello sparo sullo spegnifiamma con un programma tipo After Effects. Non potete mostrare dei fucili che sparano se hanno la porta di eiezione chiusa. O fare primi piani su tiratori scelti che caricano il loro fucile, ma quando tirano indietro la culatta si vede chiaramente che è uno di quei plasticoni che con 50€ si comprano a San Marino.
  • ultima cosa sono le dinamiche irrealistiche. La solita “mira da stormtrooper”, dove poliziotti con anni, decenni di addestramento scaricano caricatore dopo caricatore sparando a raffica senza colpire nessuno. E l’uso libertino dei giubbotti antiproiettile, che nella realtà in molti casi non fermano proiettili di calibro superiore a quello usato dalle pistole (esistono anche per fucili, ma usano principalmente piastre d’acciaio, non di kevlar, il che appesantisce l’indossatore e lo rende goffo nei movimenti).

Queste possono sembrare, e sono, solo lamentele di un appassionato brontolone. In fin dei conti è una serie TV, mica deve essere reale al 100%. Ma immaginate di ascoltare una sinfonia di Mozart, e che l’esecutore stecchi su un punto importante. O di andare in un museo ed ammirare un quadro di un maestro rinascimentale racchiuso in una cornice di plastica fucsia. Certo, la sinfonia e il quadro resterebbero capolavori, ma il loro pathos ne soffrirebbe. E’ bello vedere film (come Heat del 1995, se vogliamo restare sul tema rapine, capolavoro che vi consiglio) che affrontano queste tematiche in maniera realistica, dato che chi non sa non ci fa caso, ma chi sa nota il dettaglio, se lo gode, e finisce con l’avere maggiore stima e rispetto degli sceneggiatori.

Quest’ultimo concetto è ciò che spiega il grande successo di Mr. Robot: oltre a una trama bellissima (anche se con i suoi buchi come Casa de Papel), il grande successo l’ha dovuto proprio agli informatici che, stufi di “hacker un tanto al chilo” visti gli exploit estremamente realistici di Elliot non possono fare altro che amare e rispettare questa serie.

Concludo con i miei complimenti e le mie scuse a chi è arrivato fino in fondo leggendo tutto. Grazie per aver assecondato un povero brontolone.

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