I 10 PC che vorrei nella mia collezione

Una settimana fa, a cena con amici, il discorso è momentaneamente passato sul tema retrocomputing. E’ inevitabile che uno come me, appassionato di storia contemporanea e di informatica, non sia automaticamente anche amante della materia. Un amico, in quell’occasione, mi ha chiesto la mia top ten, i dieci personal computer che sarei lieto di avere nella mia (per ora inesistente) collezione. A bruciapelo non gli ho saputo rispondere. Tuttavia il quesito, in questi ultimi giorni, ha continuato a fermentare nella mia testa, spingendomi a mettere il tutto nero su bianco.

Un avvertimento: questa lista non segue un tema preciso, ma si basa solo sul mio gusto personale. Ero tentato di compilarne due, aggiungendone un’altra che comprendesse le 10 macchine più significative nella storia del personal computing, ma alla fine ho preferito desistere, dato che ci si potrebbero perdere dietro mesi di riflessioni e discussioni. Altra cosa, gli elementi della lista non sono in ordine.

1. NeXT Computer

NeXT Cube

Per me il PC più importante della storia non è nemmeno, tecnicamente, parte della categoria. Viene considerato una workstation, termine un tempo in voga per definire quei computer, più potenti di un PC, solitamente usati in applicazioni di tipo grafico/tecnico. Una distinzione confluita, con il passare degli anni, nella categoria generale dei PC. Personalmente ritengo il NeXT Computer il prodotto più riuscito tra tutti quelli cui associamo Steve Jobs. Anche se fu un mezzo flop, un giocattolo costoso per pochi, principalmente nell’ambiente accademico (alla quale Jobs si rivolse per sapere cosa gli serviva, in una rara dipartita dal concetto di “vendere alla gente ciò di cui non sa di aver bisogno”). Il pezzo forte non è nemmeno l’hardware, nonostante il suo monitor Megapixel o il disco magneto-ottico (come i MiniDisc della Sony, per intenderci). No, la cosa di cui sono veramente innamorato è il software. NeXTSTEP, il sistema operativo che lo equipaggiava, era veramente all’avanguardia. Sembra qualcosa uscito nella seconda metà degli anni ’90, di certo non sfigurerebbe accanto a sistemi di 10 anni fa. E sopravvive, dato che costituisce la base del moderno macOS, anche se il codice legacy sarà ormai stato tutto riscritto. Bonus fact: oramai dovrebbero saperlo pure i sassi, ma il primo server e il primo browser Web furono scritti su una di queste macchine.

2. Olivetti Programma 101

Programma 101

Per alcuni è il primo personal computer. Per altri è solo la prima “calcolatrice programmabile da scrivania”, che si traduce con l’inglese “desktop computer”. Di certo c’è che è un orgoglio Italiano, spesso dimenticato, la cui storia è piena di aneddoti. La NASA, addirittura, ne comprò 10 per aiutare con i calcoli relativi ad una certa missione chiamata Apollo 11. Tra coloro che collaborarono alla sua realizzazione vi fu un giovane studente vicentino, tal Federico Faggin. Dopo essersi laureato se ne andò in America, dove sviluppò, per conto di Intel, il primo microprocessore. Non contento, negli anni ’80 fondò la Synaptics: forse qualcuno conoscerà questo nome, sono quelli che hanno sviluppato il touchpad, presente in ogni portatile che vedete in giro, oltre a contribuire allo sviluppo del primo telefono con touch screen capacitivo, come quello che probabilmente avete ora in tasca.

3. IBM Personal System/2 (PS/2)

IBM PS/2

Qui si inizia ad andare sul personale. Se questa lista fosse stata compilata da un punto di vista oggettivo di importanza, non sarebbe mancato l’IBM 5150, noto ai più come il primo IBM PC. Questa invece è la seconda generazione di PC lanciata da IBM nella seconda metà degli anni ’80. A differenza del primo IBM PC, questa seconda iterazione venne lanciata in presenza di un mercato già stabilito, popolato da temibili competitor (vedi Compaq), ed introdusse molte novità che definirono l’idea collettiva di PC per anni a venire. Detto questo, in verità devo ammettere che è presente in questa lista perché mi piace da un punto di vista estetico, contrariamente al 90% delle persone che lo considerano un anonimo pezzo di plastica grigia.

4. Apple Powerbook 100

Powerbook 100

Nel 1989, dopo anni di preghiere da parte degli utenti, Apple finalmente decise di rilasciare una versione portatile del Macintosh. Fu un flop sul mercato. Decisero così di provare un approccio diverso: mandarono i disegni delle parte elettronica alla Sony, che, nel giro di un anno, restituì loro un progetto all’avanguardia e di dimensioni ridotte. Unito al guscio disegnato dall’Apple Industrial Design Group, il risultato fu eccezionale, il paradigma del moderno computer portatile, capostipite di una generazione di prodotti che tanta gloria ha portato al marchio californiano. Ancora oggi i Macbook sono tra i modelli di PC portatili più venduti.

5. IBM ThinkPad 700

ThinkPad 700c

Quello che il Powerbook fece per Apple, fu ripetuto un anno dopo da IBM con il capostipite della serie ThinkPad. Ben costruiti, robusti (li usavano sullo shuttle e sono ancora in uso sulla ISS), i ThinkPad sono stati i capostipiti dei moderni laptop Wintel, e sono la linea di prodotti che ha mantenuto IBM rilevante nel mercato consumer dopo la perdita di esclusività dovuta al dilagare dei vari “assemblati” a partire dalla seconda metà degli anni ’80. Anche in questo caso devo ammettere che la sua presenza è dovuta in buona parte all’estetica. Un giorno spero di capire il motivo per cui il design IBM dei tardi anni ’80/primi anni ’90 mi attira così tanto.

6. Apple Macintosh 128kMacintosh 128k

Amatelo o odiatelo, il Macintosh ha rivoluzionato il mondo. E il 128k è il capostipite della serie. Forse questo posto sarebbe stato più meritato da un Macintosh Plus o da un SE, i modelli che lo hanno seguito e che, a differenza del primo, non furono dei flop commerciali, ma sono stati i terminali che hanno cementato le opinioni che molti utenti ancora oggi hanno su Apple. Tuttavia dopo ore passate a leggere tutti gli aneddoti su folklore.org, il sito dove molti dei componenti del team di sviluppo originale hanno pubblicato le loro storie, non potevo non riconoscere loro un posto nella lista, come segno di rispetto ed ammirazione per quanto han fatto oltre trent’anni fa, per tutti i problemi (e le persone) che hanno dovuto affrontare.

7. Xerox Alto

Xerox Alto

Una workstation con interfaccia grafica dotata di immagini bitmap ed editor WYSIWYG, mouse e connettività Ethernet. Nel 1973. Non credo serva aggiungere altro: se la Xerox, con i soldi fatti grazie alle fotocopiatrici, non avesse finanziato il suo centro ricerche di Palo Alto (PARC), oggi saremmo probabilmente indietro di qualche decennio nel campo delle reti e dello sviluppo software. Purtroppo per loro han preferito continuare a fare fotocopiatrici e svendere queste tecnologie rivoluzionarie. Se ne sono resi contro troppo tardi.

8. Commodore Amiga 1000

Amiga 1000

Lo stesso processore del Macintosh, un sistema operativo di gran lunga migliore, grafica a colori di serie, potenzialità multimediali superiori ai concorrenti, la possibilità di emulare un PC con una scheda di espansione quasi 10 anni prima che a Cupertino avessero la stessa idea… E l’ingrata memoria di aver condotto alla bancarotta quello che era uno dei nomi storici dell’informatica negli anni ’80. La prova che, pur avendo tra le mani un grande prodotto, bisogna comunque saperlo vendere, non basta solo regalarne uno ad Andy Warhol.

9. Apple Macintosh II Macintosh II

Lanciato nel 1987, il Macintosh II rappresenta il tentativo di Apple di creare un PC dedicato agli utenti professionisti. Certo, i Mac precedenti erano dei bei giocattoli, ma non avevano molte possibilità di espansione: si basavano su un progetto il cui capo, come ancora possiamo vedere nei prodotti Apple odierni, non ha mai creduto in simili paradigmi. Invece, licenziato Jobs, Apple si concentrò sul realizzare un serio rivale per i PC IBM che dominavano il mercato professionale. Crearono un prodotto dimenticato dai più, ma amato dai suoi utenti. Essendo il primo Macintosh a supportare nativamente schermi a colori, grazie anche a programmi suoi coetanei come Photoshop, è il PC che ha cementato il rapporto idilliaco tra Apple ed il mondo creativo, si parli di grafica, montaggio video/effetti speciali, o musica. Quel rapporto che oggi si sta sgretolando, proprio per la mancanza di un suo vero moderno discendente, ruolo che il Mac Pro non riesce pienamente a svolgere.

10. Commodore 64

Commodore 64

Il Commodore 64 tecnicamente non è un PC, ma un home computer, categoria usata per definire quei computer di fascia bassa, dominanti nei tardi anni ’70-primi anni ’80, successivamente spariti dal mercato nei primi anni ’90, con il crollo dei prezzi dei loro fratelli maggiori. Tuttavia, diversamente dalla maggior parte degli altri home computer, il Commodore ha visto applicazioni più serie, abbastanza da renderlo più importante di molti dei primi PC suoi coetanei. Non guasta il fatto che, secondo il Guinness dei Primati, è il modello di computer (non home computer, PC o altro: computer in generale) più venduto della storia. Chiunque ne aveva uno, o conosceva qualcuno che ne aveva uno. Mio padre ne aveva uno, un mio amico ne aveva uno sgabuzzino pieno. Io stesso ne ho uno, sebbene non funzionante. E questo direi che basta a fargli meritare l’ultimo posto che era disponibile in questa lista.

Foto varie: Wikimedia Commons – IBM – Centre for Computing History

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