Keylogger+PC dell’ufficio=Sicurezza

Leggo questo articolo su The Register: una Corte Federale tedesca ha dato ragione ad un impiegato che era stato, a loro parere, ingiustamente licenziato per aver usato il computer dell’ufficio per motivi personali. Il suo capo scoprì la cosa dopo aver installato un programma che, oltre a monitorare il traffico web, come rivelato ai dipendenti, segretamente registrava anche i tasti premuti e salvava screenshot. Un classico keylogger, insomma.

Premesso che per me il diritto alla privacy è sacrosanto, ed il datore di lavoro ha indubbiamente sbagliato a non rivelare le funzionalitò nascoste, l’aneddoto in questione mi porta a una riflessione che da tempo mi gironzolava in testa, sentendo simili vicende. Io sono apertamente a favore dei keylogger sui computer di proprietà dell’azienda. Ovviamente, se pubblicamente dichiarati, in modo che il dipendente sappia a cosa va incontro. Lo scopo non deve essere, come nel caso dello sfortunato lavoratore teutonico, offrire alla dirigenza un’opportunità Orwelliana per punire comportamenti scorretti: il giusto fine deve essere prevenirli. Quanti di voi, sapendo che sul computer si trova un programma che registra qualsiasi cosa facciate, si azzarderebbero a collegarsi, scrivendo la password in chiaro, al proprio profilo social?

Sicuramente per la maggior parte di chi legge si tratta di una misura draconiana. Ma, volendo, può essere smussata, prevedendo, negli orari di pausa, la disattivazione delle funzioni di tracking. Ai miei occhi è un diritto dell’azienda: l’attrezzatura è di sua proprietà, ed il dipendente è da essa pagato per lavorare, non per fare i comodi suoi. Certo, qualche eccezione ci può essere, non sto dicendo che è giusto licenziare una persona solo per 5 minuti passati a scambiarsi like, qui parliamo di casi più gravi (nell’articolo citato sopra, il bravo dipendente utilizzava il computer -e forse pure il tempo- dell’azienda per sviluppare siti ed app personali).

Vi dirò di più: ritengo che i potenziali vantaggi di questa misura siano troppo trascurati. Oltre ad un aumento della produttività, è possibile anche una diminuzione degli imprevisti di natura informatica, e le conseguenti spese del reparto IT per sistemarle (lasciandolo libero di gestire altri problemi). Infatti se si usa il proprio terminale solo per lavoro, è difficile ritrovarsi in siti di dubbia reputazione che spingono a scaricare ed installare applicativi maligni.

Va da sé che i vantaggi non sono solo per l’azienda, ma possono essere trasmessi ai lavoratori. Con l’aumento della produttività, si potrebbe ridurre il tempo passato in ufficio. Meglio stare 8 ore seduti ad una scrivania, per lavorare veramente durante 4-5 di esse, oppure stare seduti 5 ore ad una scrivania, lavorando alacremente, e poter tornare a casa le restanti 3 ore? Io, da dipendente, non avrei problemi a scegliere questa seconda ipotesi. Magari abbinata ad una politica come quella di diverse aziende tedesche, tra cui il gruppo Volkswagen, dove fuori orario d’ufficio i manager hanno il divieto di fare telefonate o mandare messaggi di lavoro ai loro sottoposti.

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